Il 10 novembre è arrivata l’ennesima condanna della Corte di Giustizia UE in campo ambientale, riguardo le polveri sottili (PM10) nelle città italiane. La procedura, iniziata nel 2014, si rifà ad una Direttiva europea del 2008 che si pone come obiettivo la riduzione graduale degli inquinanti dell’aria. Secondo l’Agenzia Ambientale Europea il nostro Paese è al secondo posto per morti annue per polveri sottili PM2.5 (52.300) e per l’ozono (3000) e al primo per le morti da biossido di azoto (10.400). Ed è per questo che l’Europa denuncia un sistematico e continuo superamento dei limiti sia giornalieri che medi annui e una mancata messa in campo di misure efficaci al loro abbattimento. Oltre ad un costo elevato in termini di vite umane, determina un bilancio pesante in termini di benessere del cittadino (malattie croniche, stress ecc.).Il rapporto dell’European Public Health Alliance (EPHA), appena pubblicato, prende in esame proprio queste variabili mettendole in relazione col tenore di vita e delinea una situazione a dir poco preoccupante. Su un totale di 432 città UE considerate ci sono anche: Udine e Trieste, che manifestano un costo sociale pro-capite annuo in linea con la media UE (1250 euro), e dove il valore assoluto è di 127 milioni a Udine e 139 milioni a Trieste.e dove il valore assoluto è di 127 milioni a Udine e 139 milioni a Trieste.e dove il valore assoluto è di 127 milioni a Udine e 139 milioni a Trieste.

Dati preoccupanti che fanno il paio con quelli del recente rapporto di Legambiente “Mal’Aria”, che riferendosi ai più restrittivi parametri di qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, classifica i capoluoghi di provincia del Friuli Venezia Giulia “insufficienti” con l’eccezione di Gorizia considerata “sufficiente”. Tutte queste sono occasioni mancate per attuare a livello nazionale e locale serie politiche contro l’inquinamento che dovrebbero andare di pari passo con quelle della mobilità sostenibile (ciclabili, trasporto pubblico locale ecc).

In questa situazione di stasi da parte delle istituzioni, intanto si muovono le associazioni. Dalla collaborazione tra Legambiente FVG, Associazione Allergie e Pneumopatie Infantili (ALPI) ed Eurotech spa è nato il progetto GENKI (http://genkiproject.org/) e che vede anche la collaborazione di altri enti come l’Università di Udine. Tra gli obiettivi svolgere attività tecniche di analisi dei dati con dispositivi di monitoraggio forniti da Eurtotech – in grado di rilevare 11 parametri di qualità dell’aria – nelle scuole e con l’università e fare attività di sensibilizzazione tra i giovani. Il progetto, avviato da 3 anni, si rivolge soprattutto agli studenti delle scuole superiori tecniche e vede un coinvolgimento di ben 6 Istituti scolastici e si sta sviluppando ulteriormente con nuove centraline di monitoraggio a Gradisca d’Isonzo, Staranzano e Spilimbergo che in questo periodo di didattica a distanza, grazie alla tecnologia cloud, potranno comunque di svolgere analisi ed elaborazioni. Il progetto è aperto a nuove collaborazioni e alla ricerca di supporto economico per l’incremento delle attività sul territorio regionale.